Translate

L'equilibrio delle forze // FASE 2

L'emergenza Covid e soprattutto la lunga quarantena a cui ci ha obbligato sono l'occasione per riflettere sul mondo che vorremo dopo che questa crisi sarà finita. Beninteso, le risposte e le domande ce le potevamo fare anche prima, ma le emergenze svolgono spesso il compito di mostrare più chiaramente dinamiche che sono già in corso e di identificare risposte in modo più veloce.

La nostra era già un'epoca di crisi, un'epoca in cui le grandi narrazioni erano messe in discussione; un'epoca in cui il neoliberalismo emerso vittorioso dalla guerra fredda mostrava la sua inadeguatezza sia per le disuguaglianze che ha promosso e promuove sia per l'utilizzo ormai insostenibile delle risorse del pianeta; un'epoca in cui l'ordine mondiale basato sull'alleanza atlantica e l'egemonia occidentale è in evidente declino; e in cui lo stato-nazione ha perso il proprio potere a fronte della finanza o di certe multinazionali (e per rinnovare il quale non bastano certo le ricette sovraniste).

Al termine di questa crisi probabilmente inizierà una guerra per le interpretazioni su cosa abbiamo imparato. In molti probabilmente tenteranno di far prevalere la propria interpretazione e la propria ricetta, ciascuno allo scopo di far prevalere i propri interessi. Alla fine quella che si aprirà sarà dunque una lotta di potere. 

Io penso che in questa fase l'antropologia abbia moltissimo da dire a partire proprio da un'analisi del potere. In un piccolo libello intitolato “Un'antropologia delle forze” pubblicato nel 1983 da Einaudi, l’antropologo portoghese José Gil ci spiega come i principi di fondo dell’obbedienza statuale non siano assoluti e neppure eterni. Se la politica nell’occidente è intesa come esercizio del potere in una logica verticale di comando e obbedienza, o diremmo anche di sovranità, lo stesso non può essere detto per le società “primitive” (erano gli anni ’80 e le definiva ancora così, ora le chiameremmo forse società “non-statuali”).

Al principio di sovranità è sempre collegato quello di sottomissione. Se c’è un “sovrano” che sta sopra, ci sarà anche un “suddito” che sta sotto, in una relazione verticale di obbedienza. E questo avviene sia che sia sottomissione al sovrano, oppure al dittatore o alla legge e in ogni caso allo stato che è l’istituzione più rappresentativa del principio di sovranità. Nel suo libro, Gil ci spiega la differenza nelle dinamiche tra le forze nello “stato-nazione” moderno e  nelle società “non-statuali”. Lo stato-nazione come istituzione, si fonda sul principio del monopolio della forza che è conseguenza diretta e condizione necessaria per l’esercizio della sovranità. Solo lo stato infatti puo’ usare la violenza  o  permetterne l’uso.


Partendo da una rilettura originale di Pierre Clastres e per spiegare come le società “non-statuali” siano diverse da quelle moderne, Gil introduce il concetto di forza. Nelle società non-statuali, anche la funzione della principali delle istituzioni e cioè quella della “chieftainship” è diversa da quella della principale istituzione delle società statuali e cioè lo “Stato” stesso.  Mentre lo “stato” tende ad accumulare continuamente forza, così da poter mantenere il proprio primato, nelle società non-statuali la chieftanship si fonda sul principio dell’equilibrio delle forze e il chieftain, il capo villaggio, o capo clan, non accumula mai la forza, ma si fa piuttosto facilitatore e promotore dell’equilibrio tra le forze.

In una società globale, che come direbbe Marshall MacLuhan è ristretta alla dimensione di un villaggio, è forse giunto il tempo di ripensare a quali possano essere le basi su cui fondare una governance globale che possa affrontare le sfide della contemporaneità, che hanno una dimensione sempre più globale. Diventa necessario che si consideri perciò il principio dell’equilibrio delle forze e non quello della sovranità come fondamento di tale nuova governance.

I modelli delle società non statuali, in cui il chieftain svolge anzitutto una funzione di moderatore tra le diverse forze, possono rappresentare esempi molto utili da cui partire per elaborare una nuova funzione delle istituzioni di governance che mettano al centro l'equilibrio delle forze e non il monopolio della forza. Perchè ci possa essere vero cambiamento nella direzione di maggiore uguaglianza e sostenibilità ambientale un equilibrio tra diverse forze è condizione inevitabile e necessaria. La scelta del futuro a cui tendere dipende anzitutto dalla capacità di mettere in discussio e i rapporti di forza.

Bologna, 15 aprile 2020
Daniele Panzeri
Laureato in Sociologia, indirizzo antropologico e dello sviluppo
Università di Roma La Sapienza
Master in Applied Anthropology and Participatory Development, Australian National University

Per inviare il vostro contributo, scrivete a: anthroday@gmail.com.
Il blog è curato dal gruppo di lavoro del World Anthropology Day - Antropologia pubblica a Milano.